Contro la pena di morte

Contro la pena di morte

3 comments

  1. Sono il “Condannato” vestito di bianco sull’auto scoperta.
    La mia decapitazione è avvenuta nel silenzio assoluto di migliaia e migliaia di persone riunite in piazza maggiore per protestare contro la proposta di reintrodurre la pena di morte.

  2. E’ come guardare le foto della scuola cercando di dare ai volti un nome, in questa foto c’è l’amore della mia vita, l’unico uomo che ho amato, la mia pazzia, per arrivare a lui ho fatto cose indescrivibili. Al suo cuore non sono arrivata, non solo, credo di aver rischiato una denuncia per molestie. Adesso immagino che sia un nonno soddisfatto della sua vita, senza troppi rimpianti, economicamente tranquillo, con ancora tante idee da sviluppare.Quella foto è di un periodo antecedente la mia morte, ciò che ho vissuto dopo e che ancora vivo non verrà mai fotografato da nessuno;  fuori dalla mia solitudine c’é sicuramente un mondo intero di persone con una storia simile alla mia, siamo quelli che hanno fallito tutto, che non si riconoscono in nulla, che vivono nella paura.

    1. 2013,…. in quella foto non c’era l’amore della mia vita, ci sono soltanto personaggi in cerca d’autore che hanno capito assieme ad altri protagonisti di quegli anni, che le occasioni non vanno mai sprecate, quando se ne presenta l’occasione, e che per non deludere le aspettative del pubblico pagante convinto di assistere e di partecipare ad un evento storico, l’ipocrisia degli attori è essenziale, perchè la natura umana di chi sta sul palco a declamar versetti, non debba in alcun modo saltar fuori , onde evitare la ribellione di chi per scelta si ritrovasse a far da spettatore. Poi tra loro c’è chi ha avuto più sfiga, e se n’è andato prima del tempo, pace alla sua memoria, a tanti succede lo stesso nella più completa solitudine. E’ vero che per crearmi una situazione divertente ho voluto credere all’ innamoramento, e per un attimo ho sofferto, di fronte alla stupida e misera indifferenza, quando per un grave incidente stavo in prognosi riservata al S.Orsola, non mi è arrivata una sola parola di solidarietà. Con le cose fatta allora ho anticipato di decenni l’arte visiva contemporanea, semplicemente con nastri registrati e incursioni dentro le trasmissioni radio, ma non ho mai posseduto l’ardire di sapermi offrire e vendere ad un pigmalione per convenienza, ed ecco spiegata la mia semplice verità. Per stigmatizzare in poche righe ciò che più mi sta a cuore, concluderei questa cavolata virtuale dicendo che l’ accadamemica ignoranza dei miei involontari interlocutori in quei giorni di tanti anni fa, m’indurrebbe all’oblio, ma aihmé è un sentimento che di solito riservo a chi dimentica che persino dietro alla umana mostruosità e alla umana bellezza c’è sempre una persona che va capita e non rifiutata a priori, in questo caso direi che un sinonimo della funzione mattutina di svuotamento dell’orifizio anale da ogni impurità può considerarsi appropriato.

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