Umbria Jazz 1976. Perugia

Umbria Jazz. Perugia, 25 luglio 1976

5 comments

  1. c’ero anch’io con il mio attuale marito,avevamo una r4 e abbiamo dato numerosi passaggi:l’anno dopo ci siamo sposati…….momenti irripetibili ciao

  2. aggiungo…quando si indica la luna, c’è sempre qualcuno che vede solo il dito…

  3. Mi ricordo anche io con fastidio (anche di allora che credi) del poco rispetto per la fontana – poi ricoperta con cancelli – e di chi pisciava sotto i portici antistanti palazzo dei priori, ma mi sono innamorato dell’Umbria venendoci, mi sono iscritto a Perugia all’Università, ho seguito le edizioni successive in modo molto rispettoso ed entusiasta. Ho apprezzato la grande cortesia di chi ci ospitava negli spogliatoi di campi sportivi, nei giardinetti, ovunque. E’ stata una meravigliosa Woodstock italiana che ancora porto nel cuore e in Umbria ci torno anche ora da cinquantenne, con qualche soldo in tasca da spendere e molta riconoscenza per quello che mi ha dato in gioventù. Umbria Jazz, grazie !
    Stefano, 18 enne nel 1975
    Agosto 2011

  4. Dovrei essere quello in basso accanto alla ragazza con gli occhiali che fuma (credo di riconoscere i miei capelli e gli occhi). Invece il mio amico Maurizio quello in piedi dietro la mano alzata. Certo la città era un gran macello, ma nel caos spesso si trovano cose magiche e irripetibili, e momenti di dolcezza.

  5. Ciao Paola,

    quell’anno (1976) ho vissuto il mio “68” facendo un viaggio in autostop per l’Europa,
    ma non sapevo di quell’evento a Milano, avrei voluto tanto esserci. Adesso abito a due passi dal parco Lambro vado spesso a correre, ma faccio fatica a riconoscere i posti nelle foto, direi che il parco adesso è molto cambiato.
    Cmq, rimane sempre la piccola “Woodstock” italiana.
    alla prossima!!!
    Roberto

  6. Rivedendo queste foto, ripercorro il malessere che ebbi in quei tempi. Fu una grossa offesa alla mia città.

  7. Cari amici, guardiamo insieme queste foto del ’68 quasi come ad un perduto periodo di fervore e speranza. Io che sono nata nel 1988 e( almeno in questa vita!) non vi ho partecipato di persona, posso dirvi che quell’ardore e quella spensierata ricerca verso una “decrescita felice” continua da quegli anni e, per fortuna, non si è mai fermata.
    Perchè anche oggi, seppur lontanissimi dai mass media e per cui dall’opinione comune, in tutto il mondo esistono i “Rainbow”, raduni della “Famiglia dell’Arcobaleno” in cui puoi trovare dal giovane solo all’anziano, alle coppie, alle famiglie con tantissimi bambini… Tutti riuniti sotto l’arcobaleno di un comune sentire:
    quello dell’amore e del rispetto reciproco, di una vita con meno comodità e più essenza, di un ritrovato (ed ormai comprovatamente prioritario) approccio alla vita in natura che non sia un derubarLa ma un avere coscienza e gratitudine…Dove sono vietati alcool, droghe pesanti, strumenti musicali elettronici(anche perchè nei rainbow non c’è elettricità), dove sono gradite medicine naturali, strumenti musicali, buone vibrazioni e un approccio amorevole.
    E come dimenticare i tanti ecovillaggi sparsi in tutta Italia, che vivono permanentement in questo modo!
    Nulla è cambiato da allora e, se qualcosa lo è stato, è sicuramente in meglio: la coscienza, se condotta da buona Energia, si eleva e cresce.
    Questo per non fossilizzarsi su un passato bello quando..ne presente esiste ancora e va sperimentato e vissuto.

    Con Amore,
    Paola

    1. No, non è così adesso e non era così allora. Intendiamoci, nel 76 si stava bene, molto più di adesso, e sono certo che molte estasi soprattutto adolescenziali accadute lì sull’erba incendiarono i paraggi per anni, ma parco lambro 76 è stata la festa più paranoica, vuota, razzista e ipnotica cui abbia mai avuto la sfiga di partecipare. qualcuno del fronte omosessuale aveva buttato in giro degli acidi paurosamente potenti, del tutti sbagliati, tanto da far sbiellare decine e decine di persone (e chi non ha mai sperimentato un ambiente con tanti scoppiati non ha la minima idea di cosa possa far accadere una situazione del genere..), poi ci fu la caccia all’eroinomane (a Milano, pensa te, come a dire il kkk in Africa..), con dei moralistici idioti che controllavano le tende per scovare una siringa (hai presente le ronde della lega? molto peggio..), venne anche trasmessa la famosa partita a pallone coi polli (dei camion espropriati dettero l’italica occasione a degli altri coglioni a giocare al calcio con dei pollastri spellati lanciati a pedate dappertutto). La retorica era impressionante, centinaia di repressi si spogliarono convinti di fare chissà che, studentelli travestiti da alternativi costituivano i due terzi degli intervenuti, mentre dall’altra parte la gente veniva derubata di zaini e sacchi a pelo. Il casino era dappertutto, chi stava in LSD non capiva, certe brutte vibrazioni instillarono nei trip la paura e la diffidenza, tanto che i mistici e gli yogi credettero di dover andarsene altrove e molto dei “vecchi” hippies decisero proprio allora che il movimento era definitivamente compromesso e andava assolutamente abbandonato. Tra l’altro, in quei giorni uno stronzo psicotico come kociss assunse quasi al ruolo di rockstar, con tanto di seguito, e altra bruttissima gentaglia prese il posto dei veri autorevoli personaggi del tempo, principalmente per le strane vesti che portava addosso e per l’innata capacità di inventarsi le parolacce più originali lì sul momento. Molti degli attuali boss berlusconiani intervennero in un modo o in un altro alle serate, ed erano già parecchio stronzi allora. Il vero canto del cigno fu Umbria Jazz di qualche mese dopo (settimana? boh, ricordarselo..), uno dei più bei raduni italiani di sempre. Purtroppo, però, i giochi erano fatti. Troppa gente, troppa approssimazione, troppa emulazione, troppa imitazione tout court (ci furono persone che fingevano di appartenere all’aristocrzia del festival, tipo organizzatori e artisti, una cosa veramente allucinante perf l’epoca). Il nostro giro era per sua natura e definizione aperto a tutti, e chiunque fosse allora alla ricerca di uno straccio d’identità ci capitò di netto tra le palle. Così, la ragazzina ferrarese scappata da casa diventava in tre giorni una principessa freack con cento acidi sulle spalle, e il muratore di Catania arrivato con un pugno d’erba al settentrione un pusher internazionale. In una parola, le dinamiche borghesi si ripresero la rivincita sul moondo rivoluzionario e se lo fotterono in un sol colpo. Per quel che mi riguarda, rinunciai alla politica proprio a parco lambro: lì credetti di capire che, purtroppo, la massa è sempre una gran massa di teste di cazzo. Altrochè comunismo, altrochè anarchia. Le cose funzionano sempre alla grandissima, direi alla perfezione, fin quando esiste un’avanguardia; poi, mentre la voce si sparge e arrivano zii e cugini, la grandezza diviene norma, e la norma, si sa, è merda. Questa convinzione mi tolse parecchia della gioia e della leggerezza che mi portavo dentro, ma almeno mi evitò altri immensi fraintendimenti. Mi spiace, ma questo fu per me e molti altri parco lambro: un’inquinamento del nostro ambiente sino alla morte. Inquinamento naturalmente dovuto alla televisione, alla moda, ai giornali pseudo giovanilisti del periodo, e soprattutto alla nostra disonestà fondamentale di stramaledetti italiani. Che stiamo sempre dove ci mettono, senza chiederci se sia davvero il nostro posto. Per finire, qui eravamo tutti rossi. Ora, da Trieste a Catania, i fascisti sono invece la stramaledetta maggioranza. Dove sono finiti tutti? intendo dire “tutti” i sopravvissuti?

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