Bologna e la Rivoluzione del ’77 negli scatti di Enrico Scuro.

Bologna e la Rivoluzione del ’77 negli scatti di Enrico Scuro. I cortei, le occupazioni, Umberto Eco e Francesco Lorusso raccontati 40 anni dopo dal fotografo del Movimento

Silvia De Santis L’Huffington Post 02/04/2017

Umberto Eco chiede la parola con il dito alzato. Siede a un banco, tra gli studenti: via le cattedre nei giorni in cui l’immaginazione prova a prendersi il potere, via ruoli, gerarchie, verticismi. Sono retaggi del passato, contro cui si invocano parole nuove, che sono anche nuovi pensieri: occupazioni, autoriduzioni, università per tutti, interclassista. A Bologna è il 3 marzo 1977 e nelle aule occupate del Dams, tra assemblee che si rincorrono, ribolle il Movimento del 77, nato come erba spontanea, cresciuto nelle manifestazioni e nei cortei che dilagano per via Rizzoli e via Zamboni. “Quel giorno si stava decidendo se continuare con l’occupazione e far saltare gli esami. Votammo per sospenderla”. A restituire in immagini, prima ancora che in parole, lo spirito del tempo è Enrico Scuro, il fotografo del ’77. E dire che in principio, prima di trasferirsi a Bologna per amore, il reporter embedded del Movimento era un aspirante ingegnere: “A cambiare il mio destino ci pensò un funzionario dell’Alma Mater, che mi disse che trasferendomi dall’Ateneo torinese non mi avrebbero convalidato gli esami di ingegneria. Si rivelò un’informazione falsa, ma io pensai bene di iscrivermi al Dams, con somma disapprovazione di mio padre che mi tagliò i viveri per un anno. Ero uno studente fuorisede”.

Oggi, 65enne e bolognese d’adozione, Scuro ripercorre con la memoria la sua storia individuale, legata a doppio filo a quella collettiva che si scrisse, in quegli anni, tra Radio Alice e le idee di libertà e rivoluzione, per schiantarsi di lì a poco sul corpo di un ragazzo di 24 anni di nome Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua, colpito a morte da un proiettile dei carabinieri alle 12.40 dell’11 marzo 1977. A quarant’anni da quel marzo che tracciò un solco tra il prima e il dopo inghiottendo i sogni di un’intera generazione, la Cineteca di Bologna ha organizzato la rassegna “Assalto al cielo. Le immagini del ’77”: Scuro è uno dei protagonisti chiamati a ri-tracciare i contorni di un’epoca, mentre le sue immagini sono esposte negli spazi della Cineteca, preludio alla mostra al Foyer Respighi del Teatro Comunale aperta per tutto il mese di aprile.

“In quel periodo si discuteva animatamente, in ateneo si confrontavano anime diverse – racconta il fotografo in un pomeriggio di giovedì, di fronte a una sala gremita. Il tragico errore lo commise il rettore quando, per sistemare un diverbio tra gli studenti di Comunione e Liberazione e alcuni del Movimento, chiamò la polizia”. Lo scontro si inasprì, volarono molotov, partirono cariche. Massimo Tramontani, giovanissimo carabiniere lasciato solo alla guida di un furgone carico d’armi che stava prendendo fuoco, sparò. Fu poi rapidamente prosciolto per uso legittimo delle armi, ma in via Mascarella, sulla strada, restò immobile una sagoma esanime. Non è un caso se non ci sono immagini di Scuro di quel giorno: “Ero a casa, cucinavo un risotto. Seppi che era stato ucciso Lorusso da Radio Alice. Immaginavo cosa sarebbe successo. Avevo più voglia di rompere vetrine che fotografare vetrine rotte quel giorno, per cui lasciai volutamente la macchina fotografica a casa. Il muro di via Mascarella bucato dai proiettili lo fotografai qualche giorno dopo”. La fase che seguì fu piuttosto convulsa. “Il 12 marzo la polizia tentò di liberare l’Università, ma non ci riuscì. C’era resistenza. Dovettero arrivare di notte con i blindati”.

Dopo quei giorni di lutto e di rabbia, Scuro torna in campo. Ecco allora le immagini del sit in a Bologna, il 16 marzo: in via Rizzoli campeggiano le scritte: “Francesco è vivo e lotta insieme a noi”. “Da una parte il Pci che cerca di isolarci come teppisti, dall’altra noi che avevamo dalla nostra il fatto di essere tantissimi – prosegue, inanellando date e eventi – Il 18 il sindacato convocò in Emilia Romagna una manifestazione contro la violenza e noi del Movimento, con gran faccia tosta, chiedemmo di intervenire. Ci contrapponevamo così, platealmente”. Nonostante l’ostracismo collettivo, gli atti pubblici dei manifestanti del ’77 continuano, “cercavamo di dire alla nostra alla cittadinanza con fare leggero, per non essere caricati”. Ad attirare l’attenzione durante i cortei creativi subentra anche un drago di cartapesta, reminescenza dei viaggi in giro per l’Italia di qualche anno prima. “A Milano, a Quarto Oggiaro, utilizzavamo degli elementi primitivi dello spettacolo per riuscire a avvicinare la gente nei quartieri popolari”.

Si arriva al 25 settembre 1977, giornata conclusiva delle tre organizzate contro la repressione. Sul palco in Piazza VIII agosto gremita c’è Dario Fo. Insieme ad altri ha risposto all’appello del 5 luglio lanciato dalle colonne di “Lotta continua” firmato anche da Sartre, Foucault, Deleuze e Guattari. 100.000 giovani esorcizzano lo spettro della violenza e fanno della città un palcoscenico per feste, rappresentazioni teatrali e musicali,mentre all’interno del palazzo dello sport i gruppi più politicizzati si confrontarono duramente sul futuro del movimento studentesco. “Per fotografare la piazza dovetti scattare due volte, cercando di fare due immagini che potessero combaciare quasi perfettamente – spiega Scuri. Ci sono riuscito, l’operazione di collage l’ho fatta 40 anni dopo con Photoshop”. Intanto nel Movimento, nonostante i richiami all’unità, la strada ormai è segnata. Troppe fratture interne, troppe rivalità fanno da padrone, con gli autonomi che finiscono alle mani con alcuni esponenti di Lotta continua, accusati dai compagni-nemici di essere “la nuova polizia”. Probabilmente fu la fine ufficiosa del sogno del ’77. Quella ufficiale arrivò il 9 maggio 1978, con il ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro. Eppure, quel movimento, nato come una jacquerie per approdare nei libri di storia, vive ancora negli affreschi di Scuro, dove risuonano ancora gli echi degli appelli allo “stato di felicità permanente”.

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/26/i-ragazzi-del-77-enrico-scuro-fotografo-movimento_n_15282282.html