
Per incontrarsi, discutere, capire. Il quarto giorno
Piazza Maggiore.La commemorazione ufficiale delle vittime della strage.
Tensione e rabbia. Ore 10,26: è passato un anno. La solennità del silenzio si spezza per un grido strozzato: «Assassini non avrete pace per l'eternità». Sono due voci lamentose che vengono dal palco dove sostano i familiari delle vittime, e le autorità: per un attimo il silenzio diventa di ghiaccio, poi l'altoparlante allenta la tensione.
E' il momento culminante del giorno più vero e sentito dalla città, quello della commemorazione ufficiale delle vittime della strage.
Alle nove del mattino sono già in tanti di fronte a Palazzo D'Accursio, radunati intorno ai gonfaloni dei comuni d'Italia. Anche la sala del consiglio comunale è colma, quando arrivano il presidente del Consiglio Spadolini, della Camera Nilde Jotti, i ministri dei trasporti Balzamo e della ricerca scientifica Tesivi, insieme alle autorità politiche locali: il sindaco Zangheri, i presidenti della giunta regionale Turci, del consiglio regionale Bartolini, della provincia Corsivi, assessori e consiglieri.
C'è un breve incontro con i familiari delle vittime della strage. Comincia il sindaco Zangheri: «Il 2 agosto è un giorno da trascorrere non nel silenzio, ma nella meditazione sul terrorismo e le sue cause». Ci sono parole di approvazione per Spadolini, per le prime misure del governo contro la violenza eversiva ed un richiamo alle radici della Resistenza e ai suoi valori.
Parole dure vengono dal vicepresidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Bolognesi, che accusa i servizi segreti di «aver boicottato le indagini», i giudici e il Consiglio Superiore della Magistratura di essersi resi protagonisti di «atti incomprensibili».
Bolognesi preannuncia anche che dal governo arriveranno, per iniziativa dell'associazione, trecentomila cartoline: chiedono con fermezza che venga resa giustizia e che si crei un servizio di collegamento e di propulsione delle indagini. Il presidente del Consiglio, dopo aver espresso la solidarietà del governo ai familiari delle vittime, ricorda la piaga del terrorismo e il «pericolo di imbarbarimento della vita pubblica» e ribadisce l'impegno del Paese perché «l'Italia viva». Si richiama alle figure di Aldo Moro e di Ugo La Malfa, dice di conoscere ed apprezzare il lavoro della magistratura, di comprendere il «senso di smarrimento» dell’'opinione pubblica e chiude ribadendo le parole del presidente Pertini: «Nessuno può restituirci quello che abbiamo perduto», ma tutti dobbiamo renderci protagonisti di un impegno civile «perché alla strage di Bologna non ne seguano altre».
Mentre Spadolini sosta in Prefettura, il corteo lascia Piazza Maggiore per raggiungere la stazione. Sono le 9,30. Undici auto dei tassisti bolognesi precedono i vigili che sorreggono il gonfalone di Bologna. Dietro, i mille colori dei labari di altre città. In prima fila Marzabotto, S. Benedetto Val di Sambro, Roma, e poi Venezia, Firenze, Torino, fino ai più piccoli comuni. I lavoratori del buffet della stazione portano fiori e innalzano uno striscione rosso con la scritta «No al terrorismo»: in un angolo la foto delle sei ragazze del Cigar, morte nella tragica esplosione. Accanto a loro i familiari delle vittime della strage: sono venuti numerosi, allacciano una sorta di catena fatta di mani e di braccia, rinnovano il dolore confortandosi a vicenda. La gente applaude al loro passaggio.
C'è un mare di folla: quando la testa del corteo arriva in piazza XX Settembre, la gente colma l'intera via Indipendenza da un capo all'altro. Circa 50 mila persone, cui si aggiungono i rappresentanti Dp (5.000), autonomi (2.500) e Pdup (1.200). Lo spiegamento delle forze di polizia è imponente: piccoli gruppi guardano le strade laterali che aprono l'accesso alla zona universitaria, mentre due fitti cordoni di uomini con caschi e scudi presidiano viale Pietramellara, incanalando il corteo in uno spazio ristretto. Al di là della barriera di poliziotti, giovani del Movimento premono per accedere al piazzale della stazione: ci sono momenti di tensione, ma senza incidenti.
Di fronte all'ala distrutta dall'esplosione c'è un palco. Su un lato la scritta «Unità per la democrazia contro il terrorismo». Quando arrivano i familiari delle vittime si leva un applauso. Più tiepide le attenzioni per politici e autorità. Il cerimoniale procede scandito da ritmi cronometrici. Alle 10,20 l'altoparlante della stazione emette due note seguite da un annuncio: «Attenzione, prego, fra qualche, istante saranno onorate le vittime dell'attentato in questa stazione». I treni si fermano. Tre lunghi fischi di locomotiva, poi Torquato Secci, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage prende la parola. Ricorda gli 85 morti, i 200 feriti, i bambini: «erano tutti innocenti». «Oggi alle 10,25 del due agosto — continua Secci — per loro vi è solo il silenzio, perchè dopo un anno non gli è ancora stata resa giustizia».
Sono le parole che precedono il minuto di raccoglimento.
Il ricordo delle vittime e dei colpevoli impuniti pesa sulla gente. Una ragazza, tra la folla, ha gli occhi gonfi di pianto, sul palco silenzio, gemiti soffocati e poi quelle voci incapaci di contenere il rancore: «assassini non avrete pace per l'eternità».
L'altoparlante preannuncia un appello di Silvia Bartolini, consigliere comunale, ai giovani convenuti a Bologna. E' un messaggio che li invita a mobilitarsi «con rinnovato slancio per la verità e la giustizia, contro il terrorismo».
Ancora un momento cerimoniale. I vigili innalzano il gonfalone di Bologna e il presidente del Consiglio Spadolini gli appunta la medaglia d'oro, con cui il presidente della Repubblica ha voluto ricordare la forza d'animo e lo slancio della città nei giorni della strage.
Mentre Spadolini appunta la medaglia dal gruppo degli
autonomi, al di là del cordone di polizia, partono salve di fischi. Nel piazzale, dove si accalca la gente giunta in corteo, qualcuno si aggiunge alla contestazione. Quelli del Movimento rincarano la dose.
«Tutti i governi sono di rapina, aumenta il pane aumenta la benzina» e ancora «Stazione di Bologna, mano fascista, regia democristiana». A placare la contestazione interviene l'applauso della folla.
Resta l'atto conclusivo. Il presidente del Consiglio lascia la ritta e il ministro dei trasporti Balzamo taglia il nastro per inaugurare l'ala della stazione ricostruita dopo la strage. Mentre i familiari delle vittime e le autorità depongono corone di fiori, la folla preme per entrare e il servizio d'ordine la contiene a fatica. Il piccolo cratere dove esplose la bomba si copre di fiori e di lamenti. Dalla grande fenditura che si apre nella parete della sala d'aspetto, si vedono treni che ripartono.
Giuseppe Tassi (Il Resto del Carlino, 3 agosto 1981)
Bologna. 2 agosto 1981