Marzo 77. Il Movimento. Lotte Sociali a Bologna

di Sandro Toni
La presentazione della mostra organizzata dal “Quotidiano dei lavoratori”
8 – 14 dicembre 1978

Due ragazze sorridono tra una gigantesca caricatura di Berlinguer e una di Andreotti, stesso formato.

Poi un mare di gente nella Piazza Maggiore; sullo sfondo, un cartello con l’immagine di Francesco Lorusso, e, sullo sfondo di questa seconda fotografia, ancora gente: i due sfondi, per via dell’effetto fotografico, si uniscono, e sembrano una sola gente.

Poi, ancora, degli agenti su una camionetta, guardano compiaciuti verso l’obiettivo della macchina che li inquadra: sembrano in posa. Se penso ‘fotografia’ mi vengono in mente gli album di famiglia, i nonni, gli zii, le mamme, i compagni di scuola, e altre storie del passato.

Vedo le foto di questa mostra, i materiali grafici, e scopro che mai il passato è così presente e mai cosi finito nello stesso tempo. Così, per esempio, l’appello contro Katalanotti mi sembra appartenere a una realtà di tanto tempo fa, e stupisco, nel leggere il nome, di constatare che stava scomparendo dalla memoria.

Ugualmente mi accorgo che non è svanita la rabbia di un mercoledì di pochi giorni fa, così vicino che lo posso determinare con precisione: 16 marzo 1977, quando le avanguardie (da prendere in senso strettamente militaresco) del PCI mi guardavano minacciose e frementi, come se l’omicida fossi stato io.

Tutto questo per dire che, sebbene la Mostra sia organizzata secondo un criterio sostanzialmente cronologico, il suo significato
va ben oltre la pura ricostruzione o illustrazione dei fatti, dell’accaduto, ma ne propone una messa a punto di natura ideologica e politica.

Esistono fotografie che riproducono la realtà, foto che la occultano, foto che la creano. Ebbene, mi sembra di essermi trovato ben poche volte di fronte a un insieme di fotografie che producano in modo così totale, così tangibile, violento anche, il senso della realtà. Non solo la realtà dell’evento, ma quella del pensiero, del sentimento, delle idee, di uno stato generale dei rapporti.

“Francesco è vivo e lotta insieme a noi”, certo, gli slogan hanno una loro forza. (e una loro debolezza). Ma mai il senso dello slogan mi è parso così pieno, ricco, coinvolgente come nella foto che ricordavo all’inizio, dove Francesco faceva veramente parte della folla di compagni, della loro Lotta.

Cosa significa affermare che una foto produce la realtà? Vuol dire che la fotografia traduce in immagine, quindi rende visibile la coscienza dei reali rapporti sociali di produzione: l’allegria delle due ragazze giocata contro
il potere, la derisione contro le armi da guerra della polizia, l’invenzione dei murales contro i gas lacrimogeni, il non-senso contro la logica. Nelle foto i rapporti di classe, il senso degli scontri, le parti, le ideologie, i desideri sono evidenziati, dichiarati.

E sebbene ogni Mostra o Esposizione rischi di seppellire il suo proprio contenuto e di esserne
in realtà un epitaffio, mi sembra che questa sfugga alla regola, proprio perchè si propone come critica costante di un essere sociale e della fotografia stessa: l’album di famiglia occulta, queste foto rivelano; i poliziotti si mettono in posa perchè pensano la foto come un album di famiglia, la realtà del potere come realtà per tutti.

Mi piace credere che queste foto siano per tutti quello che sono state per me: un itinerario critico, parziale, violento, perchè i fatti, le sensazioni e i desideri non siano scordati, perchè la rabbia rimanga quella di allora e non sia sopita dalla rassegnazione.

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