La paura di ripiombare nei terribili giorni del marzo '77 è passata quasi subito. Alle 16, quando il corteo degli estremisti sfilava ormai da mezz'ora, è stato chiaro che non ci sarebbe stata guerriglia urbana e che i « danni » sarebbero stati circoscritti a sporadici atti di teppismo e di intolleranza. Così è stato e alle 18,30, quando la manifestazione si è praticamente conclusa, la città ha ripreso il suo normale ritmo di vita. Fino a quel momento il novanta per cento dei negozi aveva le serrande abbassate e le strade erano parzialmente deserte. Ma ecco, in sintetica successione cronologica, gli avvenimenti del pomeriggio.
Ore 14,30. La polizia scopre in piazza Scaravilli due sacchi che nascondevano nove bottiglie molotov. Contemporaneamente una decina di ultras penetra nella costruzione attigua all'istituto di medicina legale di via Irnerio, impossessandosi di sbarre di ferro che sono state avvolte con bandiere.
Ore 15. La testa del corteo si muove da piazza Verdi reggendo uno striscione bianco con scritto « Francesco non ti dimentichiamo, la lotta continua anche per te ».
Ore 15,30. In via Irnerio, dinanzi alla facoltà di Medicina, giunge la madre di Francesco Lorusso accompagnata dall'altro figlio e da numerosi amici. La colonna si muove lentamente con alla testa i parenti dello studente ucciso.
ma all'incrocio con via Mascarella nel punto dove Francesco fu ferito mortalmente. Lo striscione viene rivolto verso la lapide.
Ore 16. I manifestanti imboccano via Indipendenza Puntando verso piazza Maggiore presidiata fin dall'ora di pranzo da un migliaio di comunisti in servizio d'ordine al Sacrario dei Caduti. Fra le due fazioni c'è un serrato scambio di invettive, ma nulla di più.
Ore 16,45. In Strada Maggiore, alcuni teppisti usciti dal corteo, semidistruggono una Citroen parcheggiata. Contemporaneamente una avanguardia di ultrà imbocca via Guerrazzi portando via la borsetta a una ragazza che fa compere in un negozio di Pelletteria. Nessuno se ne accorge e la sfilata prosegue con qualche slogan lanciato all'indirizzo della sede del Msi-Dn di vicolo Posterla.
Ore 17. La colonna imbocca via San. in Monte sfilando dinanzi al carcere. Una inquilina del palazzo che si affaccia sulla stradina, lancia una bottiglia di acqua minerale vuota. L'oggetto colpisce al capo uno studente ferendolo. La reazione è immediata. Alcune vetrine vanno in frantumi in via Farini e una Lancia Beta viene seriamente danneggiata. Inoltre cinque ultrà mascherati, dopo aver estratto dai tascapane le fionde, cominciano a scagliare biglie contro le finestre del carcere.
Ore 17,15. Gli autonomi (circa trecento rispetto ai ventimila manifestanti) infrangono le vetrine di Magli in piazza della Mercanzia, quelle di Valli in via Rizzoli e dell'attiguo cinema Royal.
Ore 17,30. La testa della colonna imbocca via dei Mille. Vengono polverizzate le bacheche dell'Arena del Sole e danneggiate alcune auto in sosta.
Ore 17,45. Mentre la polizia (quattromila uomini fra agenti di PS, carabinieri e finanzieri) continua il suo « discreto » fiancheggiamento, la massa degli estremisti sfila in via Marconi dinanzi alla Camera del Lavoro presidiata da alcune centinaia di persone. Un bullone scagliato con una fionda, centra il capo di un operaio senza provocargli lesioni.
Ore 18. Dopo una « rumorosa » sosta in via Marconi, sotto la casa del giudice Catalanotti, il corteo sfocia in piazza Malpighi dove è in programma un « sit-in ». All' angolo con via Ugo Bassi si dispongono file parallele del servizio d'ordine di Lotta Continua. Gruppi separati di autonomi tentano senza successo di « ravvivare » l'atmosfera ma vengono prontamente isolati. I violenti riescono solo a far irruzione in due bar di via Portanova. In uno sono costretti a pagare le consumazioni; nell'altro rubano uova di Pasqua, dolciumi e bevande e anche una
Ore 18,30. Duecento autonomi. rompono il cordone di Lotta Continua dirigendosi lungo via Ugo Bassi verso l' Università. In piazza sbucano dal nulla gipponi carichi di agenti in assetto da battaglia pronti a sedare sul nascere il minimo tentativo di disordine.
Ore 18,45. I simpatizzanti di Lotta Continua, Democrazia Proletaria e del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo tornano in colonna verso le rispettive sedi.
Ore 19. La manifestazione è praticamente conclusa. Pochi attimi prima qualcuno aveva gridato ai tremila di piazza Malpighi, che la polizia stava per caricare. C'è stato un fuggi fuggi generale, alcuni hanno riempito i tascapane di cubetti di porfido, ma si trattava solo di un falso allarme.
Ore 19,30. La polizia trova in piazza Malpighi altre nove bottiglie molotov. I mezzi delle forze dell'ordine rientrano lentamente verso le basi. La tensione se ne va. Resta solo il timore che gli « autonomi », costretti all'ordine durante il corteo, non si lancino in scorribande dissennate.
Ore 20,50. Dieci bottiglie molotov vengono scoperte in piazza San Francesco: è l'ultimo sussulto della giornata.
Roberto Canditi (Carlino Bologna, 12 marzo 1978)
LA RAGAZZA CON CAPELLI LUNGHI E RIGA IN MEZZO, DAVANTI AL GRUPPO C.D. DELLA MARIANNA, SONO IO.
L’ALA SINISTRA DELLA FOTO, ME COMPRESA, CONTIENE UN VASTISSIMO ASSORTIMENTO DI ADERENTI, CON VARIA CONVINZIONE, AL GRUPPO DI GIURISPRUDENZA, SECONDO GLI INSEGNAMENTI DI ENRICO FRANCESCHINI.
IN POSITIVO A ME, DI TANTI, PIACE RICORDARE SALVATORE PRINZI, A SINISTRA, UN PO’ DIETRO, FERMO, SGUARDO MOLTO DIRETTO, CAPELLI NERI CON RIGA IN PARTE, AL CENTRO DIETRO.
SPERO DI POTER SAPERE QUALCOSA DI LUI…
COMUNQUE GRAZIE FOTOGRAFO PER IL TUO LAVORO PERFETTO.
IN QUESTA FOTO, SE LA MEMORIA E LE PRIMAVERE NON MI TRADISCONO, RICONOSCO PROPRIO ENRICO FRANCESCHINI, A DESTRA, CON OCCHIALI E BAFFI CHE SI VEDONO E NON SI VEDONO, MENTRE TENTA DI RETROCEDERE.
UN’OCCASIONE PER RINGRAZIARLO PER IL SUO INCROLLABILE ATTACCAMENTO AI SUOI VENT’ANNI, TRAMITE IL QUALE, CON I LIBRI, HA DATO VOCE AI CANI SCIOLTI COME DEFINISCE SE STESSO E I SUOI AMICI PIU’ INTIMI, MA ANCHE ALLE ANIME PERSE E POI ANCHE MORTE, COME ME.
QUESTO CORTEO DELL’ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO DI FRANCESCO LORUSSO E’ SPECIALE, HA CARATTERISTICHE CHE GLI ALTRI NON HANNO.
PER ESEMPIO LA MASTODONTICITA’: SEMBRA CHE CI SIAMO TUTTI TRANNE – PURTROPPO – I COMPAGNI ANCORA IN CARCERE.
SECONDO ME E’ IL CANTO DEL CIGNO DEL MOVIMENTO DEL’77 A BOLOGNA, PERCHE’ IL RAPIMENTO E LA BARBARA UCCISIONE DI ALDO MORO SONO VICINISSIMI. MA NOI NON LO SAPEVAMO…E SOGNAVAMO ANCORA…
IO DEVO DIRE CHE A ME HA SALVATO LA VITA QUESTO SITO, QUESTA FORMIDABILE RACCOLTA DI FOTO.
NON RIESCO A PENSARE CHE PER PIU’ DI TRENT’ANNI, UNA PARTE DELLA MIA VITA SIA STATA ”IN SONNO”, IN ATTESA DI UN SALVATORE, O PIU’ SALVATORI.
CARO ENRICO SCURO NON SO COME RINGRAZIARTI. MI RITENGO FORTUNATA DI ESSERE SOPRAVVISSUTA ABBASTANZA PER CONOSCERE LA TUA OPERA, CHE MI HA PERMESSO DI RIVEDERE PIU’ DIGNITOSAMENTE LA MIA VITA.
Grazie Enrico, questo sito è una prova che non ho sognato
Mi pareva, caro Enrico, di aver visto un’altra inquadratura di questa stessa foto. Mi sbaglio? Inutile dire che ho barba e occhiali e sto dentro un lungo spolverino double face.