Controinformazione in Piazza Maggiore
Il Movimento degli studenti organizza un happening in piazza Maggiore per incontrare i cittadini e spiegare la "verità" sui fatti di marzo.
Bologna. 27 marzo 1977

La Cia organizza, finanzia, manovra i gruppi terroristici che in questi ultimi mesi hanno scatenato in Italia la guerriglia urbana e che si vantano d'aver introdotto nel nostro Paese la cosiddetta strategia della «P.38», ovvero la lotta totale, armata e cruenta contro lo Stato. Praticamente la sezione «operazioni camuffate» facente capo all'ente spionistico e provocatorio statunitense e accusata di non lesinare dollari, armi e consigli operativi al gruppo più «ultrà» di questi teppisti mascherati da rivoluzionari proletari, identificabile in «autonomia operaia», protagonista dei vandalici episodi di violenza per le strade di Bologna e Roma.
E' un'accusa grave. Anzi gravissima. Non siamo noi a formularla, ma questa rivelazione proviene da una fonte americana vicina alla National student association di Washington, l'organizzazione che raggruppa le maggiori università Usa e che da tempo afferma (ma esistono dei legittimi dubbi) di battersi contro la Central intelligente agency, arruolatrice incallita di studenti da immettere nei vari settori dello spionaggio, controspionaggio e provocazione, sia negli stessi Stati Uniti, sia all'estero in missioni, appunto, camuffate.
Praticamente il tutto é venuto a galla perché in questo momento le alte sfere della Cia é in atto uno scontro per il controllo dei settori più delicati e importanti dell'agenzia. Dal canto loro, i «moderati» ispirati dal presidente Carter sembra siano decisi a far piazza pulita di tutti quei maneggi che hanno condotto Langley (la sede centrale della Cia) a rasentare il ridicolo con criminali operazioni. Appunto nel quadro di questa lotta intestina vanno inserite le rivelazioni che riguardano «autonomia operaia» e le sue funzioni provocatorie.

Una scelta «per disperazione»

L'eco della presa di posizione della National student association contro i servizi segreti americani é rimbalzata proprio in questi giorni a Roma mettendo lo scompiglio tra i funzionari dell'ambasciata degli Stati Uniti presi in contropiede. C'é stata una «fuga» di notizie (puntualmente recepite al Viminale) e Giorni é in grado di rivelarne il contenuto. Abbiamo così appreso che da ben due anni la Central intelligence agency preparava il «golpe» di Bologna, la città italiana mai prima toccata da disordini.
Occorre intanto chiarire perché i cervelli di Langley hanno scelto proprio il capoluogo dell'EmiliaRomagna quale terreno per minare alla base le strutture democratiche italiane.
Praticamente lo hanno fatto per disperazione.
E vediamo come stanno le cose,

Non é più un mistero che fin dal lontano 1962 la Cia ha tentato con tutti i mezzi possibili di imporre una linea «dura» nel nostro Paese. In sostanza i suoi agenti hanno provveduto a scatenare il caos al fine di stancare l'opinione pubblica al punto di poter giustificare l'intervento dei carri armati.
Così abbiamo avuto la guerriglia in Alto Adige tra i fautori del Tirolo libero e le nostre forze dell'ordine ritenute esercito d'occupazione, poi siamo passati ai vari tentativi di «golpe» militari patrocinati dal Sifar e dal Sid, quindi la nascita dei gruppi neofascisti («ordine nuovo», «avanguardia nazionale», «anno zero», «marsam», ecc.), poi ancora, in contrapposizione ai «neri», i «rossi», delle «brigate rosse», dei «nap», dei «nuovi partigiani», dei «combattenti per il comunismo» e via di seguito. I risultati di tutto questo bailamme eversivo sono altrettanto noti: attentati, stragi, disordini di piazza, sequestri di persona, espropri popolari, rapine, omicidi di magistrati e di poliziotti.

Ma lo Stato non ha ceduto, anche se le sue strutture sono state in pericolo fino ad allarmare l'opinione pubblica. A questo punto la fantasia della Cia ha rivolto la sua attenzione a tutti quei gruppuscoli di extraparlamentari di sinistra che per principio hanno sempre contestato tutto e tutti. A Langley hanno pensato che bisognava operare in quel settore. E così hanno fatto. E la storia diventa recente.
(…continua alla prossima pagina…)

(Guido Cappato, Giorni settimanale nazionale del PCI, 24 aprile 1977)

precedente prossima

1/14


foto n. 195


 

One Response to “Controinformazione in Piazza Maggiore”

  1. DI FRONTE A QUESTA FOTO (BELLA QUANTO DIABOLICA) NON MI INTERESSA DECIFRARE QUAL’E’ IL MIMO CHE MI RAPPRESENTA.
    IL PROBLEMA E’ CHE MI INDICANO LA CONVERGENZA DEI CONTRARI, LA NECESSITA’ DI TENDERE A QUELLO CHE E’ AL DI LA’ DI ME.
    LA DOLOROSISSIMA FINE DEL MOVIMENTO DEL ’77, E’ STATA COSI’ DOLOROSA PERCHE’ IL ”MITO” CHE SI ACCINGEVA A MORIRE ERA ”IL NOI”.
    SAREBBE STATO INDISPENSABILE ARRIVARE ALLA PERCEZIONE DELL’ ”IO”, RINUNCIANDO A TUTTO IL RESTO…PIU’ RASSICURANTE…
    IO, DOPO AVERE FINITO DI PIANGERE SULLE PERDITE, HO PROVATO A FARE L’IMPRESA E, POTREBBE ANCHE ESSERE RIUSCITA (???)…
    QUESTI DUE MIMO APRONO A TUTTO: UNA RICERCA ARTISTICA, UN PERCORSO RELIGIOSO, UNA DIMENSIONE ESOTERICA, PERFINO AD UNA RICERCA STORICA…
    COMUNQUE, NONOSTANTE TANTI ERRORI, L’ERRORE PIU’ GRANDE SAREBBE STATO NON CEDERE AL FASCINO DEL MOVIMENTO.
    NON E’ STATO UN BEL PERIODO, MA E’ CERTAMENTE STATO IL PIU’ IMPORTANTE, PER ME, LA CONDIZIONE SENZA LA QUALE NON SAREBBE STATO POSSIBILE ALCUNCHE’.

Leave a Reply


About Enrico Scuro

Enrico ScuroNato a Taranto nel 1952, vive e lavora a Bologna.