Duecento foto in memoria di una città

"Gli anni di marzo" dal processo a Bertolucci al rapimento Moro di Brunella Torresin 22 febbraio 2008 Nel 1977 Michele Serra scrisse che a Bologna era mancato un Robert Capa che fotografasse le barricate in via Zamboni, le barricate del mese di marzo, erette con il carrello dei bolliti del ristorante Cantoncino. Si sbagliata, il fotografo c’era, e aveva anche …

La Republica- Ed. Bologna

"Gli anni di marzo" dal processo a Bertolucci al rapimento Moro

di Brunella Torresin
22 febbraio 2008

Nel 1977 Michele Serra scrisse che a Bologna era mancato un Robert Capa che fotografasse le barricate in via Zamboni, le barricate del mese di marzo, erette con il carrello dei bolliti del ristorante Cantoncino.
Si sbagliata, il fotografo c’era, e aveva anche fotografato: in un’immagine in bianco e nero, il carrello è lì, rovesciato sul selciato, e sparsi accanto i vassoi di acciaio inox in cui le carni venivano servite.
L’ha scattata Piero Casadei, ed è una delle 200 fotografie che i fotoreporter dell’Ufo, l’Unione Fotografi Organizzati, e l’associazione Fotoviva hanno selezionato e poi riunito in un volume, pubblicato da Minerva nella collana
«È accaduto a Bologna», e in una mostra:
DVD duel
Gli anni di marzo.

«Non tutti gli anni sono uguali», ha ripetuto anche ieri Angelo Guglielmi, assessore alla cultura del Comune di Bologna, che da oggi alle 18 e fino al 13 marzo (ore 10-13 e 14-19) ospita la mostra nello spazio sotterraneo della Galleria Accursio, tra via Rizzoli e Ugo Bassi.

via Mascarella
Presentazione mostra forografica UFO ”Gli anni di Marzo”


Gli assessori Ronchi, Lembi e Guglielmi con alcuni fotografi alla presentazione della mostra

Non tutti gli anni sono uguali, e nemmeno i mesi di marzo che hanno scandito gli anni andati dal 1973 al 1978 sono stati tutti mesi di sangue, come lo fu il marzo del ’77, con la morte di Francesco Lorusso in via Mascarella, e le giornate di barricate, fumogeni e vetri infranti che seguirono.

Gli anni che le fotografie tornano a indagare, a interrogare, come conti non ancora chiusi o, per chi ha meno o poco più di trent’anni fa, nemmeno mai aperti, sono gli anni che hanno cambiato non solo Bologna ma l’Italia.

I fotografi – Luciano Nadalini (e lo Studio Camera Chiara), Piero Casadei, Paolo Ferrari, Umberto Gaggioli, Gabriele Guerra, Mario Rebeschini, Enrico Scuro, Paquale Spinelli, Stefano Aspiranti, Giuseppe Cannistrà, Patrizia Pulga, Roberta Gavazza, Anna Lisei- hanno aperto e messo in comune i loro archivi, dando vita a un progetto di testimonianza condiviso e sostenuto non solo dal Comune ma anche dalla Provincia e dalla Regione.

Seguiranno un volume e una mostra sul Sessantotto, e poi, nel 2010, sugli anni delle Stragi. Per l’inaugurazione della Casa della Fotografia, in via San Donato 68, verrà allestita la mostra dei giovani fotografi selezionati dal concorso Iceberg.

Mario Rebeschini, Enrico Scuro,  Patrizia Pulga
I fotografi Enrico Scuro, Mario Rebeschini e Patrizia Pulga alla presentazione

 

Oggi sono le fotografie del Movimento – del Dams occupato, nelle cui aule Umberto Eco e Luigi Squarzina chiedevano educatamente di parlare alzando la mano, di Radio Alice e delle feste ai Giardini Margherita – il nucleo di maggior intensità.

Il Movimento aveva il «suo» fotografo, Enrico Scuro, che oggi non fotografa più ma sta digitalizzando e rendendo disponibile online il suo archivio (25mila negativi, www.fotoenricoscuro.it).

Le fotografie riportano alla mente e agli occhi le fiumane di corpi e volti e slogan che sfilando gonfiavano le strade, «nel vero del momento», come ha detto Simona Lembi, altrimenti inimmaginabile.

Le testimonianze più difficili da ricostruire sono quelle del Movimento Femminista: le donne non avevano una loro fotografa. Anche la ricerca casa per casa, come ha raccontato ieri Luciano Nadalini, ha dato pochi frutti. È quasi una damnatio memoriae.

Dams
Il fotografo Enrico Scuro

Simona Lembi
L’assessore Simona Lembi

Il 1973 è l’anno del processo a Bernardo Bertolucci, per Ultimo tango a Parigi: e la mostra si apre con l’immagine della Corte d’Assise di Bologna, dove si svolse il dibattimento. Il 1974 è l’anno del referendum sul divorzio. Il 1977 è l’anno del Movimento. Il 1978 è l’anno del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro. È anche l’anno in cui viene approvata la legge 194, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ma è l’omicidio Moro a segnare la drammatica conclusione del decennio ch’era iniziato col volo dell’immaginazione del ’68.

Impariamo da ciò che è accaduto «a non prenderci mai troppo sul serio», ha detto Alberto Ronchi – «a non rinunciare mai all’esercizio dell’ironia».

Alberto Ronchi
L’assessore Alberto Ronchi

 

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