Scuro, gli scatti della storia

Le immagini del fotografo in un blog su Internet: raccontano la Bologna tra gli anni ’70 e ’80

 

di Andrea Rinaldi
Corriere della Sera – Ed. Bologna
12 febbraio 2008

 

«Il ricordo è un modo di incontrarsi», sosteneva Khalil Jibran, ma quando proferiva quelle parole il filosofo non aveva di certo in mente la fotografia, né internet. Tanto meno poteva pensare al singolare progetto di un ragazzo di vent’anni, che nel ’72 arrivò a Bologna da Taranto per studiare al Dams. Quel ragazzo girava sempre con la sua macchina fotografica e immortalava ogni gesto, ogni attimo della vita bolognese che sarebbe finita poi sui libri di scuola. «Non me ne accorgevo proprio che stavo fotografando la storia», ammette candidamente.

Quel ragazzo si chiama Enrico Scuro, oggi ha cinquantacinque anni, ha continuato a vivere a Bologna e dal primo di gennaio sta mettendo su un sito (www.fotoenricoscuro.it) gli scatti dagli anni ’7o per condividerli con tutti. Per ora sono 1099 le istantanee scansionate e pubblicate, ma ci vorrà ancora un anno perché quegli anni tornino completamente alla luce dalla cantina: mancano infatti ancora 25mila negativi e in questi giorni Scuro è al lavoro per digitalizzarli. «Ti riconosci? Hai delle sensazioni, un ricordo, un flash? Condividili con noi», c’è scritto sotto ogni immagine. Il sito ha ottenuto anche il sostegno dell’istituto Gramsci e dell’archivio storico-sindacale Vera Nocentini di Torino.
«Con il trentennale del ’77 mi hanno chiesto delle foto—racconta Scuro — e allora ho cominciato a toglierle dal cassetto, ma mi sono reso conto che avevo tanto materiale così ho creato il sito». Per ora ci sono solo tre sezioni: il movimento del ’77; un capitolo dedicato agli eventi storici bolognesi dal 1972 al 1982 e i raduni giovanili degli anni ’70, come quello al parco Lambro o il live di Patti Smith in città del 1979: è stato uno dei concerti più belli di quel periodo, c’erano 40mila persone, Bologna era piena di giovani che venivano da ogni parte d’Italia. La sensazione più forte di quegli anni era l’unione fra le persone, ti sentivi proprio parte di un gruppo molto grande, cosa che invece oggi non c’è più, oggi c’è solo l’individuo».Nella parte del ’77, invece, non poteva mancare il muro di via Mascarella: quello con i fori di proiettile che spezzarono la vita di Francesco Lorusso l’11 marzo. Molte di quelle foto confluiranno nella mostra “Gli anni di Marzo” che verrà inaugurata il 22 febbraio alla galleria d’Accursio. «Quel giorno — racconta — mi sono ritrovato circondato da poliziotti, fortunatamente di fianco a me c’era un giornalista del Carlino che tirò fuori il tesserino e disse che ero con lui salvandomi dalle manganellate, ma a tutti quegli altri intorno che non avevano la macchina fotografica gliene diedero di santa ragione».Enrico Scuro intanto continuava a scattare, come già faceva per Linus e Grazia Neri prima di diventare «il fotografo del movimento», compagno di avventure con Bifo, Diego Benecchi e Valerio Monteventi. Ecco apparire l’allora segretario della Cgil Bruno Trentin mentre tiene un comizio in sala Borsa. Sandro Pertini, il presidente partigiano, tra le ombre del cortile di palazzo d’Accursio. Il corteo per l’assassinio di Walter Rossi, le osterie, Roberto Vecchioni al Palasport, Nanni Moretti al Dams. E infine la strage alla stazione di Bologna. «Mi ha messo in crisi — dice — venivo visto come uno sciacallo a fare fotografie in quel momento. Questo fu uno dei motivi per cui smisi di fare il fotografo e mi “misi a lavorare”, così dall’87 lavoro agli studi televisivi dell’Antoniano». La fantasia non era andata al potere e gli anni ’70 erano andati in cantina.

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